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E a noi chi ci pensa? Dobbiamo prenderci cura di noi stesse… Almeno un po’…

 

Voglio fare un piccola premessa a questo post: l’intenzione non vuole essere una critica nei confronti dei papà, e quindi nello specifico di mio marito (che in queste settimane è impegnato a lavorare da casa e cerca comunque di dare una mano dove può)… L’intenzione è di dare voce al vissuto di noi mamme; noi che, in questo periodo più ancora del solito, ci sentiamo schiacciate dal carico mentale, dalle mille incombenze e dalle richieste che ci piovono addosso da tutti i lati. 

 

Giornata tipo in periodo Coronavirus… 

Sveglia incorporata in Eccolaquarta, che se va bene tira le 7. Provo a infilarla nel lettone giusto per avere quei dieci minuti per ricordare al mio corpo che deve alzarsi a scaldarle il latte. In quei 10 minuti il cervello va già al lavoro… “Mmm… Oggi come lo sfamo quel branco di affamati?” e mi faccio il piano menù pranzo e cena… 

 

Mi alzo, scaldo il latte, preparo la colazione e intanto il resto della famiglia mi raggiunge. 

Ingurgito il mio yogurt e bevo il mio thé versando latte, rispondendo a domande e gestendo litigi tra i due grandi che fanno a gara per chi si prepara per primo. 

Faccio il mio letto e quello del Terzogenito (per fortuna la regola vuole che i due grandi se lo facciano da soli). Preparo Alice e a fatica riesco a mettermi in in tuta anch’io. 

 

Sono le 9 ed è ora di fare i programmi per la giornata di “scuola”… Alle 9 e mezza suona la campanella e comincia il delirio: 

“Mamma non capisco?”

” Mamma mi serve il computer!”

“Mamma e io cosa faccio? Mi stufo?”

E intanto preparo da mangiare, cerco di intrattenere Alice che vuole stare in braccio, ha fame, piange perché Simone le fa i dispetti. Aiuto!!! 

 

Finalmente a tavola! 

Il pranzo passa tra un “Seduti!”, “Volete il bis? Uno per volta!” e poi versa l’acqua di là, riempi il piatto di qua, dai da bere alla piccola.. Si sparecchia e sistemo la cucina. 

 

Momento relax… Alice dorme e gli altri tre prima lettura, poi TV… Io chiamo il papà in ospedale… Metto la testa per quel che riesco sul lavoro, mando due messaggi… Ed è già di nuovo il momento della scuola e di pomeriggio… “Voglia di lavorare saltami addosso!”. 

 

Beh… Ha senso continuare? Sapete anche voi come va. La sera si avvicina tra giochi, pianti e, non facciamola troppo tragica, risate, mentre io funambolicamente cucino, sistemo e controllo che tutto funzioni. 

Si mangia e dopo tutti i rituali bambini a nanna. 

 

E io? 

Esausta, sfinita e esaurita mi trascino sui gomiti fino al divano… Perché sì! Quello è un momento sacro! Un momento mio…che condivido col marito…un film o una serie, un dolcetto per farmi una coccola e silenzio, tranquillità… Per ritrovarmi! 

Perché io adoro i miei bambini, adoro essere mamma ma ho bisogno anche di ricordarmi chi sono io senza avere loro intorno che urlano in coro “MAMMAAAA!!!”. 

 

Vi ritrovate in questo racconto? O almeno in qualche dettaglio? Penso proprio di sì… Il vissuto di noi mamme è spesso quello di passare il tempo a pensare agli altri… 

E a noi chi ci pensa? 

Eh si! Siamo noi a dover impegnarci a trovare dei piccoli spazi per ritrovarci. É fondamentale per la nostra sopravvivenza e per il bene dell’intera famiglia. 

E in questi giorni di reclusione diventa ancor più di vitale importanza. 

Dobbiamo chiederci che cosa possiamo fare per il nostro benessere.

Partiamo da una riflessione su di noi e sulle nostre necessità primarie:

“Cos’è che mi permette di staccare la testa?” 

“Cosa posso fare per me stessa?” 

“In che modo posso aprire la valvola per diminuire la mia tensione?” 

 

Io l’ho fatto ed ho fatto un mio piano di sopravvivenza:

  • Puzzle da 1000 pezzi sul bancone in cucina… Così ogni tanto mi fermo e metto qualche pezzo (il puzzle mi permette di concentrarmi e di uscire dal trip mamma-casa-lavoro) 
  • Allenamento di mezz’ora tutti i giorni con tutorial su YouTube (ho cominciato coinvolgendo anche i bambini, ma mi rendo conto che è diventato intoccabile per me, non posso saltare se no come mi sfogo?) 
  • Come ho già detto il momento divano serale è ancora più sacro ora che la scuola è a casa. I bambini continuano ad andare a letto presto la sera, secondo le abitudini del periodo scolastico, così loro sono meno stanchi e più gestibili e noi abbiamo un tempo tutto nostro, tra adulti. 

Queste sono le mie valvole… A cui, quando riesco, aggiungo una telefonata con un’amica, che aiuta sempre! 

E voi? Dai! Cercate le vostre! Vedrete che cambiamento! Se vi dedicherete ad esse con costanza vi aiuteranno ad affrontare al meglio questo periodo così duro! 

 

Avete bisogno delle 5 regole d’oro per il bene della vostra salute psico fisica? Eccole:

1- Ricordatevi che voi esistete come persone al di là di tutto il resto 

2- Riflettete su quali possono essere le vostre attività salvagente 

3- Quando le avete trovate, dedicatevi ad esse con costanza, anche se per poco, ogni giorno 

4- Mettete queste attività davanti al resto (la lavatrice la cena da preparare, il disordine possono aspettare) e comunicatelo a tutti in famiglia 

5- Ricordatevi che pensare a voi non vuol dire essere egoiste: vuol dire prendersi cura di voi, dei vostri bambini e della vostra famiglia. 

 

La serenità è contagiosa! 

Lavorate per ottenerla!

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Vera Lelli

Consulente pedagogica

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