Pensieri

Disegno di Dario Paniagua

 

La TEORIA DEL CICLO DELLA SERENITA’ FAMILIARE si fonda innanzitutto su due elementi base:

  • Il nostro mondo INTERIORE, che è dominato dalle emozioni, predominanti quando si tratta di relazioni interne all’ambiente familiare. Per attivare il circolo virtuoso che analizzeremo in seguito il primo fondamento sta nell’accettare, cercare di comprendere e quindi gestire al nostro meglio le EMOZIONI: le nostre e conseguentemente quelle dei nostri figli. Solo in questo modo potremo essere in grado di intraprendere il percorso che ci permetterà di arrivare alla serenità.
  • Il contesto relazionale ESTERNO, cioè le interazioni con le persone che circondano noi e i nostri figli. A partire dalla relazione interna alla COPPIA, passando per le relazioni interne alla FAMIGLIA, arrivando a quelle interne alla RETE SOCIALE intessuta intorno al nostro nucleo familiare. Esse rappresentano il terreno in cui coltivare il ruolo genitoriale; che questo terreno sia fertile è condizione necessaria affinché il nostro ruolo possa essere efficace e sano.

Il nostro ciclo si svilupperà attraverso i 3 passi che ora analizzeremo; arriveremo quindi al passaggio finale, premessa per la circolarità del processo. Quello che si otterrà se il processo funzionerà in modo ottimale è un aumento della SERENITA’: individuale dei genitori, conseguentemente dei figli e dell’intero nucleo familiare.

 

  • STEP 1 – LAVORO SU DI NOI (GENITORI): bisogna cominciare da se stessi e dall’atteggiamento con cui guardiamo al mondo e con cui viviamo l’esperienza della genitorialità; solo trovando il modo migliore di rapportarci con noi stessi, con la nostra storia, con le inevitabili difficoltà e con le situazioni che ci si presentano davanti possiamo riuscire a rapportarci in modo efficace con i nostri figli. Questi sono i 5 aspetti su cui concentrare la prima fase di lavoro:
    • AUTOCONSAPEVOLEZZA e STORIE DI VITA: è fondamentale imparare a riflettere su di sé, sulle proprie emozioni, sulle proprie reazioni di fronte agli eventi, sulle proprie caratteristiche (punti di forza e criticità), perché maggiore sarà il livello di autoconsapevolezza più saremo in grado di capirci, controllarci e modificarci. In questo processo di autoriflessione ruolo fondamentale ha la nostra storia di vita che in modo consapevole e in modo inconscio ci condiziona profondamente tramite le esperienze, le relazioni e i vissuti: diventa di primaria importanza quindi soffermarci sul nostro passato per essere più consapevoli di noi nel presente e nel futuro.
    • EDUCARE COME ‘FAR VENIR FUORI’ in modo ORGANIZZATO: il nostro compito nei confronti dei nostri figli non è di imporci e di sostituirci a loro ma di sorreggerli durante il loro percorso; attraverso l’organizzazione delle loro giornate e del contesto in cui vivono, dobbiamo imparare a stimolarli affinché vengano alla luce le loro risorse e a insegnare loro come utilizzarle per affrontare le difficoltà della vita.
    • L’OTTIMISMO REALISTICO: l’atteggiamento con cui leggiamo il mondo che ci circonda condiziona profondamente la nostra e di riflesso la loro capacità di reagire alle avversità; il segreto è cercare di ribaltare le situazioni in modo tale da riuscire a trarne sempre uno spunto positivo. Questa modalità ci rende resilienti e quindi molto più forti.
    • ACCETTAZIONE delle IMPERFEZIONI: è basilare riuscire a ricalibrare le proprie aspettative sia nei confronti di se stessi come genitori, sia nei confronti dei nostri figli. Da una parte pretendere di essere e di comportarsi come un genitore perfetto porta soltanto una pesante frustrazione nel dover fare i conti con le proprie fragilità e con i momenti di stanchezza e di fatica; dall’altra aspettarsi dai propri figli esclusivamente successo e vittorie non ci aiuta a capirli nelle loro difficoltà e nelle loro fragilità allontanandoci da loro e portando solo stress e ansia da prestazione.
    • UNICITÀ: bisogna ricordarsi che siamo tutti diversi, i figli sono tutti diversi, le fasi di crescita sono tutte diverse, i contesti sono tutti diversi. Da un lato ogni individuo, che sia genitore o che sia figlio, rappresenta un universo di peculiarità anche all’interno della stessa famiglia. In base a questa consapevolezza possiamo diventare più flessibili e meno giudicanti. Quello che conta è cercare di capirsi (come si diceva al primo punto) e di capire al meglio ogni figlio per riuscire a ponderare ogni intervento in base alle sue caratteristiche individuali. Dall’altro lato ci aiuta molto imparare a CONTESTUALIZZARE ogni difficoltà; i bambini cambiano velocemente e anche i problemi legati alle singole fasi di crescita evolvono con loro. Ci aiuta la consapevolezza che le situazioni critiche non dureranno per sempre, e che anzi, con una buona dose di impegno, a breve verranno inevitabilmente superate e sostituite.

 

  • STEP 2 – DA NOI (GENITORI) VERSO LORO (FIGLI): a questo punto è necessario concentrarci sulla qualità della relazione e quindi sulla modalità più adeguata di gestione del rapporto con i nostri figli; quello che conta maggiormente è la predisposizione a investire sulla relazione senza scordarsi il fondamentale ruolo educativo che ci appartiene. Qui di seguito i 5 concetti su cui concentrarsi in questa fase:
    • AUTOREVOLEZZA: lo stile genitoriale più funzionale ed equilibrato è quello autorevole. Il genitore autorevole è deciso e sicuro di sé, è organizzato e determinato ma contemporaneamente riesce ad essere accogliente e flessibile; mette al centro il benessere del figlio e dell’intera famiglia.
    • AUTENTICITÀ: coi propri figli è importante la sincerità e l’onestà; la vita e il mondo non vanno mostrati in una versione edulcorata né celati. I bambini hanno bisogno di crescere nella consapevolezza di quanto possa essere bello ma anche difficile vivere; soltanto vivendo le criticità impareranno ad affrontarle contando sulle loro forze.
    • RISPETTO: non dobbiamo mai dimenticarci il rispetto. Dei bambini e della loro individualità: ogni bambino è una persona e come tale ha diritto di essere accolto e considerato nelle sue specifiche emozioni, nelle sue fragilità, nelle sue caratteristiche. E rispetto dei genitori e del loro ruolo cruciale; capita che i genitori si scordino di esigere il rispetto di loro stessi e si annullino al cospetto dei figli. Bisogna evitarlo e darsi forza nella reciprocità di una relazione basata sulla comprensione e sulla definizione di limiti personali invalicabili.
    • EMPATIA: esercizio di primaria importanza a cui allenarsi per rendere la relazione autentica ed efficace. Fare propria la capacità di comprendere gli altri cercando di metterci “nei loro panni” ci permetterà di entrare in contatto in modo sincero e profondo senza cadere in valutazioni basate su preconcetti. Imparare ad essere empatici nei confronti dei nostri figli ci apre il varco verso la comunicazione autentica.
    • COMUNICAZIONE: ognuno dei punti precedenti in realtà è connesso in qualche modo alla comunicazione. È proprio la centralità della comunicazione che rende necessario uno specifico lavoro su di essa. Riuscire a comunicare nel modo corretto coi nostri figli è il punto di partenza e il punto di arrivo di questa fase del lavoro; bisogna puntare sull’ascolto, sull’attenzione creativa, sull’astensione dai giudizi, sull’individuazione del livello adeguato. Insomma comunicazione diretta, senza pretese, con uno sguardo sempre rivolto all’altro.

 

  • STEP 3 – NELLA PRATICA CON LORO (FIGLI): si arriva quindi al momento di mettere in pratica il lavoro con i nostri figli; bisogna avere chiari alcuni pilastri su cui fondare l’intervento educativo. Sono 5 e sono descritti qui di seguito:
    • STIMOLI: i bambini hanno bisogno di essere stimolati continuamente per apprendere dal mondo che li circonda; l’esperienza viene prima di tutto, e non per forza un’esperienza preconfezionata per loro. Affinché gli stimoli risultino benefici è essenziale: che siano alla portata dei bambini; che non si manifestino in un modo eccessivamente intenso e caotico; che permettano ai bambino di sperimentarsi per poter apprendere; che siano di fatto spontanei, giocosi, coinvolgenti.
    • REGOLE: un pilastro imprescindibile della pratica educativa; servono a porre dei limiti ai bambini. Solo tramite le regole (che devono essere chiare e precise) i nostri figli possono sentirsi contenuti e al sicuro. Spesso riscontreremo opposizioni nei confronti del limite imposto ma ciò non toglie che esso rappresenti un elemento necessario; bisogna quindi imparare a stabilire le regole nel modo corretto e a farle rispettare nonostante tutto.
    • ROUTINE e CAMBIAMENTO: altro fattore di massima tranquillità e stabilità per i bambini è l’instaurarsi di una routine precisa che dia una regolarità alla loro vita; per loro è fonte di benessere avere la possibilità di dare forma a una consapevolezza riguardo ai tempi e agli spazi in sui si incasellano le loro esperienze. Le certezze fondate sull’abitudinarietà diventano così salde da permettere ai bambini di accettare e gestire serenamente sia gli eventi speciali in cui la routine si spezza, sia i grossi cambiamenti che li portano verso la crescente autonomia.
    • CONFLITTI: i bambini impegnano gran parte del loro tempo sociale immersi in situazioni conflittuali; la gestione di questi momenti è una delle principali fatiche per tutti i genitori. Diventa quindi di vitale importanza imparare innanzitutto ad accettare i conflitti per poi riuscire a gestirli nel modo migliore senza intromettersi più del necessario, senza giudicare, né condannare. Il lavoro è utile sia per quanto riguarda i conflitti che coinvolgono i figli, sia quelli che ci mettono in contrapposizione a loro: l’obiettivo non è di riuscire ad eliminarli bensì di sfruttarli al meglio come fonte di apprendimento e come stimolo comunicativo.
    • DIVERTIMENTO: ultimo tra i fondamenti del nostro lavoro educativo, ma non per questo meno importante. E’ davvero significativo riuscire a impostare la nostra vita familiare in modo che sia ricca di risate e di allegria; esse sono l’ingrediente alla base della nostra serenità ma non solo. La maggior parte dei momenti critici che viviamo nella quotidianità coi nostri figli può ribaltarsi in una situazione divertente e di intesa se affrontati con lo spirito giusto.

Ma quali sono gli obiettivi di tutto questo sforzo? Essi si concretizza nei 5 attributi che puntiamo a sviluppare come punti di forza della personalità dei nostri figli.

La TEORIA DEL CICLO DELLA SERENITÀ FAMILIARE può quindi funzionare a condizione che riusciamo a potenziare al massimo per LORO (FIGLI) questi 5 requisiti:

  1. CONOSCENZA DI SÈ: siamo partiti dalla consapevolezza di sé dei genitori per arrivare alla comprensione della propria mente (MINDSIGHT) da parte dei figli. Contribuire a renderli massimamente consapevoli delle loro emozioni e del loro mondo interiore li aiuterà sia a raggiungere un buon grado di controllo emotivo e fisico sia a relazionarsi con maggiore serenità con le persone che incontreranno nella loro vita.
  2. AUTONOMIA: non dobbiamo mai dimenticare che il nostro compito di genitori ha come finalità ultima quella di rendere i nostri figli nella loro vita futura delle persone adulte in grado di affrontare la loro vita contando sulle loro risorse. A questo scopo dobbiamo aiutarli a raggiungere un livello sempre maggiore di autonomia; abbiamo la responsabilità di permettere loro di imparare a farcela da soli all’interno di un ambiente protetto e sicuro che li faccia sentire amati e liberi di mettersi alla prova.
  3. RESILIENZA: se partiamo da una mentalità di crescita, quindi dall’idea che attraverso l’impegno e la perseveranza si può migliorare e si può sostenere ogni fatica, possiamo regalare ai nostri figli la capacità di affrontare le criticità e le difficoltà che si presenteranno durante la vita. La resilienza è la maggior fonte di forza individuale nel fornire gli strumenti che apportano sicurezza e rendono autonomi nel porsi di fronte alle avversità.
  4. AUTOSTIMA: dobbiamo impegnarci affinché i nostri figli arrivino ad acquisire un buon livello di sicurezza e di fiducia nelle proprie potenzialità. L’autostima è strettamente collegata alla resilienza, esse si stimolano reciprocamente; entrambe si rafforzano grazie alla predisposizione da parte dei genitori di un ambiente stimolante e non giudicante. E’ accogliendo i nostri figli per quello che sono, allontanandoci dall’inganno delle aspettative e dall’eccessivo investimento emotivo sulle attese nei loro confronti che li rendiamo delle persone forti e serene.
  5. INTEGRAZIONE: i nostri figli tenderanno all’integrazione delle diverse parti e funzionalità del loro cervello nel momento in cui saranno supportati nel raggiungimento di un equilibrio interiore tra il caos emotivo che porta alla perdita di controllo e la rigidità che porta alla mancanza di flessibilità e all’incapacità di adattamento. E’ quest’equilibrio che permette agli individui di vivere in uno stato di BENESSERE psicologico e fisico.

 

Solo lavorando e impegnandoci in vista di queste 5 finalità il CERCHIO DELLA SERENITA’ può trovare in sé la potenzialità di chiudersi e quindi a suo tempo di riattivarsi.

La CIRCOLARITÀ del sistema relazionale genitori-figli si basa sul seguente principio: degli individui con AUTO CONSAPEVOLEZZA spiccata, AUTONOMIA nell’agire, RESILIENZA alle difficoltà, forte AUTOSTIMA e INTEGRAZIONE mentale, tutte peculiarità ottenute grazie al lavoro educativo dei loro genitori, molto probabilmente diventeranno a loro volta genitori predisposti alla RIFLESSIONE SU DI SE’ e a un ATTEGGIAMENTO POSITIVO, CRITICO E COSTRUTTIVO nei confronti della vita e dell’educazione.

 

Ne risulterebbe, anche se può sembrare utopico affermarlo, un incremento sociale della SERENITA’ e quindi del benessere; se si parte dall’idea che genitori sereni crescono con buona probabilità dei figli sereni, se ne deduce che questi ultimi, quando sarà il loro momento, potranno indurre loro stessi la serenità ai propri figli.

L’eccezionalità e la rilevanza del processo a cui possiamo dare l’incipit sta proprio nel potenziale beneficio che può recare alle generazioni che ci seguiranno. Abbiamo in questo modo la possibilità di fare la nostra parte, nel nostro piccolo, a favore del benessere della nostra specie. Sentiamoci onorati di questa consapevolezza e utilizziamola come stimolo ad assumerci l’entusiasmante e impegnativa responsabilità del nostro ruolo genitoriale.

 

È in quest’ottica che prende forma il mio lavoro e il mio ruolo. Non sempre siamo in grado di intraprendere questo percorso autonomamente, soprattutto nelle fasi iniziali. Non tutte le persone hanno la fortuna di avere alle spalle un modello genitoriale che le abbia indirizzate nella direzione corretta. Non per forza però questa mancanza di base deve costituire un limite nel tentativo di chiudere il nostro cerchio.

Una figura di riferimento con esperienza e formazione alle spalle può costituire il giusto supporto nel sostenervi e nel consigliarvi nelle diverse fasi del lavoro educativo. Nel momento in cui non vi sentirete all’altezza potremo insieme cercare una strada che parta da voi per arrivare ai vostri figli e al vostro rapporto con loro. Avrete la possibilità così anche voi di avvicinarvi a quello stato di serenità che condizionerà l’intera atmosfera familiare e che introdurrà nella vostra vita la positività e l’entusiasmo del mettersi in gioco.

 

Vera Lelli

Consulente pedagogica

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